La Medicina Omeopatica nasce ufficialmente dalle ricerche del dott. Samuel Hanehmann, che a prezzo di alti costi per sé e la sua famiglia riuscì ad imporre al mondo questo “nuovo” concetto diagnostico e terapeutico, basato sulla personalizzazione dell’intervento del medico sul suo paziente. Hanehmann riscoprì un principio già conosciuto fin dall’antichità, cioè “similia similibus curentur” (i simili si curino coi simili), mentre invece la prassi corrente, ancora oggi, è “contraria contrariis curentur” (la terapia si avvale di principi contrari a quelli della malattia). Per fare ciò, H. prese a diluire e dinamizzare progressivamente le sostanze da usare in terapia, di origine minerale, vegetale e animale, partendo da una soluzione iniziale detta “tintura madre” (TM).
La TM viene preparata in maniera semplice, lasciando per un certo tempo la sostanza originaria (es. foglie di una pianta) in infusione alcoolica. Quando la TM è pronta, se ne prende una parte e la si diluisce in 99 parti di solvente, e abbiamo così la 1° diluizione centesimale Hanehmanniana (1 CH). Poi si prende una parte di questa diluizione e la si diluisce in altre 99 parti di solvente, e avremo la 2° diluizione centesimale (2 CH); e così via. Importante notare che il processo di preparazione del rimedio omeopatico prevede, tra una diluizione e l’altra, la Succussione (il recipiente viene scosso un determinato numero di volte, al fine di trasmettere al mezzo liquido la totalità delle informazioni del soluto). Le basi della preparazione sono quindi Diluizione e Dinamizzazione, a somiglianza di quel Solve et Coagula alchemico, da cui in maniera non palese l’Omeopatia necessariamente deriva.
Secondo H. e i suoi allievi questi principi sono sufficienti a produrre un Rimedio che sarà tanto più “forte” quanto più diluito e dinamizzato; cioè una 15 CH avrà più efficacia di una 5 CH. Noi sappiamo che dopo la 12° diluizione centesimale non vi può essere più alcuna molecola del soluto nella soluzione, grazie al principio stdiato da Avogadro: a allora cosa funziona, se funziona? I detrattori della medicina omeopatica hanno buon gioco a dire che, proprio per questi motivi, il rimedio è acqua fresca, e quindi tut’al più potrà avere un effetto placebo. Ma questo ragionamento funziona solo per chi si ferma alla superficie: sarà il caso di ricordare (non ai detrattori, che hanno già il loro guadagno…) ma a chi sia veramente interessato a comprendere, che il rimedio è in effetti un’informazione, cosa che non si identifica necessariamente con la materia. Se prendiamo un certo numero di DVD, alcuni scritto e altri vergini, come faremo a differenziarli gli uni dagli altri? Col microscopio? Pesandoli? Con l’HPLC? No. Solo inserendoli in un computer… L’informazione funziona se viene letta e processata dall’adeguato ricettore. Se metto un libro in uno zoo non posso pensare che verrà letto e compreso.
Quindi. è il Sistema Nervoso Centrale che si occupa di produrre istante per istante gli adattamenti necessari a mantenerci in vita, e il cervello è proprio il target del rimedio omeopatico, che introduce un piccolissimo stimolo dannoso (perchè è simile alla malattia che vuol curare) al quale il cervello stesso risponde. Bisogna quindi ricordare che il rimedio omeopatico cura nel malato i sintomi che provoca nel sano. Su questo principio sono costruiti i proovings, sessioni di studio su volontari sani che prendono rimedi senza sapere quali siano, e annotano i sintomi che ne vengono determinati: così si costruiscono le Materie Mediche Omeopatiche, raccolte di sintomi categorizzati che servono al medico per arrivare al rimedio da prescrivere. Ci sono tante forme di medicina omeopatica, dato che gli uomini sono sempre diversi… così abbiamo la forma Unicista, quella originale, secondo la quale bisogna somministrare un solo rimedio alla volta, e studiare l’evoluzione della malattia; la Pluralista, forse più diffusa, secondo la quale si possono somministrare più rimedi contemporaneamente; la Complessista, che usa rimedi costruiti da molte componenti (es. l’Omotossicologia); la Korsakoviana, che si differenzia dalla forma di H. per il tipo di diluizione che viene usata (i rimedi si riconoscono per la K che compare nella sigla, es. Arnica 200K). Anche la prassi culturale ha fatto diferenze, per cui in Francia prediligono le centesimali, ma basse-medie (perchè il SSN le rimborsa, ma sono lino ad una certa diluizione, entro la quale vi siano ancvora molecole della sostanza originaria), in Germania sono molto popolari le decimali (DH) e le 50millesimali (LM). Iln Italia, per fortuna, c’è stata una grande apertura al tema dell’omeopatia, per cui è abbastanza facile trovare tutte le forme possibili… magazzini e feste permettendo!
Quando usare la Medicina Omeopatica? in tutte le patologie. Nella mia pratica, ho trovato molto importante poter usdare i rimedi nei bambini, negli anziani, nelle forme allergiche, nelle malattie croniche, nelle forme acute che richiederebbero FANS o altro, … L’importante è poter riuscire a daterminare la corretta corrispondenza tra malattia e rimedio. Un tema molto dibattuto è l’evoluzione della terapia, cioà quanto tempo ci vuole, e cosa sia il peggioramento. Si dice spesso che la terapia omeopatica è lenta, mentre la medicina chimica è veloce. In realtà, siccome la chimica ha un’azione soprattutto di inibizione dei meccanismi fisiopatologici che creano i sintomi che ci infastidiscno, è questa ad essere “troppo veloce” rispetto alla nostra fisiologia, mentre l’omeopatie ne segue i tempi. In biologia il tempo ed il ritmo sono fondamentali, ma purtroppo ne abbiamo persa le percezione, ed il senso. Per cui è facile avere sintomi fda anni, e volere che sapriscano in pochi giorni. Per fortuna il nostro organismo funziona in un altro modo.
Il peggioramento dipende poi dal meccanismo d’azione del rimedio, che in sé rappresenta uno stimolo percepito come nocivo dal cervello, il quale darà spesso una risposta di allarme conseguente. Classicamente, l’aggravamento (cioè sintomi già visssuti in precedenza che si ripresentano nell’attalità) viene interpretato come favorevole ai fini dfella terapia, in quanto certifica che il sistema si sta “muovendo” nella direzione giusta.